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Una visione della politica che ha come riferimento la Persona, il Bene Comune e il coinvolgimento dei cittadini.

HANNO LETTO IL RAPPORTO WWF. MA HANNO CAPITO COSA C’È SCRITTO?

10/08/2026 17:23

Per Una Chiari Virtuosa

Ambiente, Ex Cava FinBeton,

HANNO LETTO IL RAPPORTO WWF. MA HANNO CAPITO COSA C’È SCRITTO?

Il WWF, i “nuovi invasi”, le ex cave e una legge regionale voluta dalla Lega. Perché il caso FinBeton è un’altra cosa: La cava esiste già!

Il WWF, i “nuovi invasi”, le ex cave e una legge regionale voluta dalla Lega. Perché il caso FinBeton è un’altra cosa.

 

Dopo mesi nei quali chiediamo di non cancellare definitivamente la possibilità di utilizzare la ex cava FinBeton per trattenere acqua, la Lega di Chiari ha trovato un argomento che considera definitivo: un rapporto del WWF del 2022, di quattro anni fa.

Il WWF critica la realizzazione di “tanti e nuovi invasi”.

Vero.

Il problema non è aver letto male quella frase.

Il problema è averle fatto dire qualcosa che non dice.

Perché il WWF mette in guardia dalla proliferazione di “nuovi” invasi come risposta principale alla crisi idrica.

Ma alla ex FinBeton nessuno propone di scavare una nuova cava.

La cava esiste già.

Ed è proprio questa differenza che cambia completamente il ragionamento.

 

COSA DICE DAVVERO IL WWF

Il rapporto WWF L’ultima goccia – Crisi e soluzioni del prosciugamento climatico è del marzo 2022.

E contiene una critica molto chiara alla «promozione di tanti e nuovi invasi», che secondo il WWF rischiano di rappresentare una soluzione di breve respiro e di alterare ulteriormente il ciclo idrologico. 

Ma il ragionamento non finisce lì.

Il WWF critica l’idea che si possa affrontare la crisi idrica continuando a consumare e prelevare acqua come prima e pensando di risolvere il problema semplicemente costruendo nuovi serbatoi.

Le priorità indicate dal rapporto sono altre: riduzione dei consumi e dei prelievi, maggiore efficienza nell’utilizzo dell’acqua, ricarica naturale delle falde, rinaturazione dei fiumi, recupero degli ecosistemi d’acqua dolce e una gestione complessiva della risorsa a scala di bacino. 

Tutte indicazioni largamente condivisibili.

Lo stesso rapporto, però, descrive un fenomeno che riguarda direttamente la Pianura Padana: la crescente alternanza tra periodi di eccezionale scarsità idrica e periodi di sovrabbondanza d’acqua. 

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Quando l’acqua arriva, sempre più spesso arriva concentrata in periodi brevi. Quando invece serve all’agricoltura, può non esserci.

La questione, quindi, non è soltanto consumare meno acqua.

È anche riuscire a trattenerne una parte quando è disponibile per poterla utilizzare quando manca.

 

MA UN NUOVO INVASO E UNA EX CAVA NON SONO LA STESSA COSA

Realizzare un nuovo invaso significa intervenire su un territorio che può non essere già compromesso: nuovi scavi, nuove opere e nuova trasformazione del suolo.

Alla ex FinBeton questa fase è già avvenuta.

La buca esiste già.

È il risultato di decenni di attività estrattiva.

La domanda che stiamo ponendo da mesi non è quindi:

“Scaviamo una nuova grande buca nelle campagne di Chiari per farne un bacino?”

È esattamente l’opposto:

prima di riempire definitivamente una enorme depressione artificiale che esiste già, abbiamo studiato seriamente la possibilità di utilizzarla per trattenere l’acqua?

È una differenza tutt’altro che marginale.

 

E IL WWF SUL RECUPERO DELLE EX CAVE DICE ANCHE ALTRO

C’è poi un particolare che rende ancora più curioso l’utilizzo del rapporto WWF fatto dalla Lega clarense.

Perché basta guardare quello che fa lo stesso WWF per scoprire che un invaso derivato dal recupero di una cava non viene affatto considerato qualcosa di necessariamente inutile o ambientalmente dannoso.

Il WWF considera le zone umide, comprese quelle di origine artificiale, ecosistemi importanti per la biodiversità e per il ciclo dell’acqua.

E abbiamo un esempio concreto proprio in Lombardia.

A Pozzuolo Martesana, in provincia di Milano, esiste l’Oasi WWF Martesana di Pozzuolo, un’area naturalistica di oltre 30 ettari.

Da cosa nasce?

Da una cava di sabbia e ghiaia.

È lo stesso WWF a raccontarlo sul proprio sito.

L’area era stata utilizzata per estrarre sabbia e ghiaia destinate alla realizzazione dell’autostrada TEEM. Terminata l’attività estrattiva, la cava è stata recuperata e riqualificata dal punto di vista ambientale.

Oggi quello specchio d’acqua è diventato un ambiente naturalistico importante. Secondo il WWF, l’invaso attira numerose specie di uccelli ed è utilizzato come area di riposo, svernamento, alimentazione e nidificazione; le zone umide circostanti ospitano inoltre anfibi, libellule e specie vegetali di interesse.

Questo non significa che il WWF proponga di trasformare ogni cava in un bacino irriguo.

la critica del WWF ai “tanti e nuovi invasi” non può essere trasformata nella tesi secondo cui mantenere acqua all’interno di una ex cava sarebbe, per definizione, inutile o dannoso.

Lo dimostra lo stesso WWF.

 

LA STRADA PIÙ MODERNA È LA MULTIFUNZIONALITÀ

Forse è proprio qui che dovremmo superare una discussione troppo semplicistica.

Non dobbiamo scegliere necessariamente tra bacini e ambiente.

Una ex cava, quando le condizioni idrogeologiche lo consentono, può essere studiata pensando a più funzioni: accumulo dell’acqua, laminazione delle piene, utilizzo agricolo, creazione di zone umide, rinaturalizzazione e biodiversità.

Ogni situazione deve naturalmente essere valutata singolarmente.

Ma questo approccio è molto diverso dall’idea di scavare indiscriminatamente nuovi invasi.

 

REGIONE LOMBARDIA LO PREVEDE DAL 2017

E qui la vicenda diventa ancora più interessante.

Perché la possibilità di utilizzare le cave come bacini non è un’invenzione della nostra lista civica “Per Una Chiari Virtuosa”.

È prevista dalla legislazione di Regione Lombardia.

La Legge regionale 12 dicembre 2017, n. 34, significativamente intitolata “Nuove norme per la mitigazione degli effetti delle crisi idriche nel settore agricolo, per la difesa idrogeologica e per la riqualificazione territoriale”, ha modificato la L.R. 31/2008 introducendo gli articoli 91-bis e seguenti.

L’articolo 91-quater ha un titolo che lascia poco spazio alle interpretazioni:

“Bacini per l’accumulo di acqua o per la laminazione delle piene”.

La normativa contempla espressamente cave esaurite, dismesse o abbandonate potenzialmente idonee alla realizzazione di bacini per l’accumulo delle acque meteoriche o delle acque di laminazione delle piene, con finalità irrigue o di difesa idrogeologica.

Naturalmente non tutte le cave sono automaticamente idonee: la legge stessa introduce condizioni e verifiche, comprese quelle relative all’interazione con le acque sotterranee.

Ma il principio è chiarissimo:

una ex cava può essere recuperata anche come infrastruttura per trattenere l’acqua.

E c’è un dettaglio politico che, visto il dibattito di queste settimane, merita di essere ricordato.

La L.R. 34/2017 nasce dal Progetto di legge n. 361, presentato il 28 giugno 2017.

Primo firmatario:

Fabio Rolfi, Lega Nord.

Il progetto venne presentato da consiglieri regionali della Lega Nord e successivamente divenne la legge regionale 34/2017.

In altre parole:

una legge voluta dalla Lega Nord per utilizzare anche le cave nella gestione delle crisi idriche.

La stessa soluzione che oggi la Lega di Chiari sembra liquidare citando una frase del WWF sui “tanti e nuovi invasi”.

 

A CALCINATO NON NE DISCUTONO. LO HANNO GIA’ FATTO 

Ma c’è qualcosa di ancora più concreto.

Non dobbiamo andare in Olanda, in Germania o in qualche lontano laboratorio sperimentale.

Basta andare a Calcinato, in provincia di Brescia.

Qui il Consorzio di Bonifica Chiese sta realizzando con fondi PNRR un progetto il cui titolo ufficiale è:

“Allestimento in ex cava di ghiaia di bacino idrico per la laminazione delle acque di piena e lo stoccaggio di risorsa idrica ad utilizzo di un comparto agricolo”.

Più chiaro di così.

Una ex cava di ghiaia viene recuperata per svolgere contemporaneamente due funzioni:

trattenere le acque nei momenti di abbondanza e conservarle per l’utilizzo agricolo.

Il progetto è inserito negli investimenti destinati alla resilienza dell’agrosistema irriguo.

Quindi:

Non è teoria.

Lo stanno già facendo nella nostra provincia.

 

LA EX CAVA FIN-BETON PUO’ DIVENTARE UNA RISORSA AMBIENTALE?

Prima di riempirla definitivamente, è stato studiato fino in fondo se poteva diventare una risorsa idrica e ambientale per il nostro territorio?

Magari attraverso un bacino irriguo.

Magari attraverso una zona umida.

Magari attraverso un progetto multifunzionale capace di integrare accumulo dell’acqua, laminazione delle piene, agricoltura e biodiversità.

Perché una volta riempita la cava, quella possibilità scompare.

E probabilmente scompare per sempre.

 

LA CAVA ESISTE GIÀ. LA VOGLIAMO DAVVERO RIEMPIRE DI SASSI?

Alla fine, quindi, la discussione non è tra chi sta con il WWF e chi sta contro il WWF.

Il WWF critica la proliferazione di nuovi invasi come soluzione principale alla crisi idrica, ma tutela anche una zona umida nata dal recupero di una ex cava.

Regione Lombardia ha approvato una legge specifica che contempla l’utilizzo delle cave per l’accumulo dell’acqua e la laminazione delle piene.

Quella legge nasce da un progetto presentato dalla Lega Nord, con Fabio Rolfi come primo firmatario.

E a Calcinato, nella nostra stessa provincia, una ex cava viene concretamente utilizzata per realizzare un bacino destinato alla laminazione delle piene e allo stoccaggio dell’acqua per l’agricoltura.

Abbiamo la pretesa che, prima di compiere una scelta sostanzialmente irreversibile, tutte le alternative vengano studiate seriamente.

Perché il clima sta cambiando.

Perché l’agricoltura avrà sempre più bisogno di una gestione intelligente della risorsa idrica.

Perché quando l’acqua arriva dobbiamo imparare anche a trattenerla.

E perché la ex cava FinBeton è già lì.

 

Quindi la domanda rimane:

LA VOGLIAMO DAVVERO RIEMPIRE DI SASSI?

 

 

 

 

DOCUMENTI E FONTI:

 

  1. WWF – “L’ultima goccia. Crisi e soluzioni del prosciugamento climatico”, marzo 2022. Il PDF è tuttora disponibile direttamente sul sito WWF. 
    https://www.wwf.it/uploads/Lultima-goccia.pdf: 
    https://www.wwf.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/lultima-goccia/
  2. Legge Regionale Lombardia 12 dicembre 2017, n. 34 – “Integrazioni alla legge regionale 5 dicembre 2008, n. 31” – PDF dalla banca dati ufficiale del Consiglio Regionale. È la legge che introduce nella L.R. 31/2008 gli articoli 91-bis e seguenti, compreso il 91-quater sui bacini per accumulo e laminazione. 
    https://normelombardia.consiglio.regione.lombardia.it/NormeLombardia/Accessibile/esportaDoc.aspx?iddoc=lr002017121200034&type=pdf
  3. Bacino di Calcinato – approvazione stato finale e collaudo tecnico-amministrativo, giugno 2026 – Consorzio di Bonifica Chiese. 
    https://www.consorziodibonificachiese.it/wp-content/uploads/2026/06/Progetto-Bacino-approvazione-stati-di-avanzo-e-collaudo.pdf
  4. Bacino di Calcinato – approvazione rendiconto finale di spesa, luglio 2026 – Consorzio di Bonifica Chiese. 
    https://www.consorziodibonificachiese.it/wp-content/uploads/2026/07/progetto-bacino-relazione-finale-di-spesa.pdf

 

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