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Una visione della politica che ha come riferimento la Persona, il Bene Comune e il coinvolgimento dei cittadini.

SICUREZZA A CHIARI, L’AMMINISTRAZIONE ZOTTI CI STA PRENDENDO IN GIRO?

04/09/2026 08:00

Per Una Chiari Virtuosa

Amministrazione Locale, Sociale, Droga, Sicurezza,

SICUREZZA A CHIARI, L’AMMINISTRAZIONE ZOTTI CI STA PRENDENDO IN GIRO?

Le promesse elettorali dell’amministrazione Zotti sembrano valere poco più della carta su cui sono state scritte.

Grandi promesse sul contrasto alla droga, ma l’unità cinofila della Polizia Locale promessa in campagna elettorale e ribadita nelle Linee programmatiche di mandato non esiste. Per i controlli si ricorre a un’unità esterna convenzionata. E i risultati dell’ultima operazione? Tre segnalazioni per possesso di stupefacenti ad uso personale su 43 auto e 64 persone controllate. 

 

Dalla stampa di questi giorni apprendiamo di una operazione antidroga condotta sul territorio di Chiari dalla Polizia Locale con il supporto dell’unità cinofila convenzionata.

 

Il comunicato è stato presentato con una certa enfasi: controlli straordinari, parchi e piazze passati al setaccio, 43 automobili e 64 persone controllate.

 

Il risultato? Tre persone segnalate alla Prefettura perché trovate in possesso di sostanze stupefacenti per uso personale. Nessuna notizia, almeno nel resoconto pubblicato, di arresti, denunce per spaccio o risultati di particolare rilievo sul fronte dello spaccio.

 

Un copione che, periodicamente, ritorna sulla stampa locale e sui canali social dell’Amministrazione: grande enfasi comunicativa per risultati che meriterebbero, invece, di essere valutati nella loro reale consistenza.

 

Sia chiaro: non mettiamo in discussione il lavoro degli agenti della Polizia Locale, che svolgono il proprio servizio con gli strumenti e le risorse messi a loro disposizione dall’Amministrazione comunale. Il problema è politico. Ed è la distanza sempre più evidente tra quello che Gabriele Zotti e la sua maggioranza avevano promesso ai clarensi e quello che stanno realmente facendo.

 

La sicurezza, e in particolare il contrasto allo spaccio, era infatti uno dei pilastri della campagna elettorale della maggioranza. Non un accenno generico: “Sicurezza e viabilità” era addirittura l’Obiettivo generale n. 1 del programma elettorale. E alla voce “Unità Cinofila e Contrasto allo Spaccio” Zotti aveva scritto nero su bianco:

 

«Creeremo un’unità cinofila all’interno del Corpo di Polizia municipale per il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti. Organizzeremo controlli a sorpresa nelle scuole, nei parchi e nelle piazze».

 

Una promessa talmente importante da essere ribadita, dopo le elezioni, nelle Linee programmatiche dell’azione di governo 2024/2029, il documento che definisce gli indirizzi dell’Amministrazione per l’intero mandato.

Anche qui le parole non lasciano spazio a interpretazioni:

 

«Creeremo un’unità cinofila all’interno del Corpo di Polizia municipale per il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti per il presidio di parchi, piazze e altre zone sensibili».

 

Quindi non avevano promesso semplicemente di “utilizzare un cane antidroga”. Avevano promesso di creare un’unità cinofila all’interno della Polizia Locale di Chiari.

 

MA LA REALTÀ, FINO AD OGGI, È BEN DIVERSA

 

A Chiari quell’unità cinofila non esiste.

 

L’Amministrazione ha invece scelto di utilizzare, attraverso una convenzione, un’unità cinofila esterna. Una soluzione ben diversa dall’impegno assunto prima con gli elettori e successivamente inserito nelle Linee programmatiche di mandato.

 

In questi due anni abbiamo assistito ad alcuni interventi con unità cinofile provenienti dall’esterno, puntualmente accompagnati da comunicati e articoli sulla stampa locale. Sarebbe interessante conoscere quanti siano stati effettivamente questi servizi e soprattutto quali risultati abbiano prodotto nel contrasto allo spaccio.

 

Perché contrastare realmente lo spaccio è una cosa. Organizzare qualche controllo occasionale e raccontarlo come un grande risultato è un’altra.

 

E il confronto con Treviglio, da cui proviene il cane antidroga Athena, è impietoso.

 

Nel solo 2024, secondo il rapporto ufficiale della Polizia Locale di Treviglio, l’unità cinofila ha effettuato 169 servizi, controllato 564 persone e 313 veicoli, effettuato 21 “sanzioni per uso e spaccio” e partecipato a 9 operazioni di supporto. Lo stesso rapporto precisa che l’attività del Nucleo Cinofilo «prosegue quotidianamente».

 

Parliamo di un’attività strutturata e continuativa.

 

Quella è un’unità cinofila strutturata.

 

A Chiari, invece, quella promessa agli elettori non è mai stata costituita.

 

E LA PREVENZIONE?

 

C’è poi un altro aspetto che non può essere ignorato. Sul contrasto alla droga non emerge, fino ad oggi, una strategia comunale organica e specifica sul versante sociale e della prevenzione.

 

Perché il problema delle sostanze non si affronta soltanto attraverso i controlli di polizia.

 

Servono prevenzione, educazione, presenza nei luoghi frequentati dai giovani, collaborazione con scuole, famiglie, servizi sociosanitari e associazioni. Servono interventi capaci di agire prima che il disagio si trasformi in dipendenza o alimenti il circuito dello spaccio.

 

Sul fronte delle droghe non vediamo quella strategia organica che sarebbe stato lecito aspettarsi da chi aveva fatto del contrasto agli stupefacenti uno dei punti qualificanti della propria campagna elettorale.

La droga non si combatte soltanto quando è già nelle tasche di qualcuno: si combatte anche prima, con la prevenzione.

 

E allora la domanda diventa inevitabile: oltre alle operazioni con il cane antidroga, qual è la strategia dell’Amministrazione Zotti?

 

LA SICUREZZA È UNA COSA SERIA

 

Tutto questo avviene mentre la cronaca cittadina degli ultimi mesi ha raccontato episodi tutt’altro che irrilevanti.

Abbiamo visto ladri entrare persino nella sede dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile; una rapina a mano armata in gioielleria, con un bottino stimato tra 80 e 100mila euro; un furto organizzato al Trony, con ingresso dal tetto; una tentata spaccata alla Farmacia comunale; spaccate, furti e tentativi di furto in altri esercizi commerciali; un episodio al supermercato degenerato in rapina impropria. A questi si aggiungono altri episodi ai danni di sedi associative e l’attenzione delle Forze dell’Ordine sul fenomeno dei furti nelle abitazioni.

 

Non citiamo questi fatti per sostenere che Chiari sia una città “allo sbando”.

 

Anzi, se volessimo strumentalizzare la sicurezza, materiale per farlo ce ne sarebbe parecchio. Ma non intendiamo farlo.

La sicurezza è una cosa seria ed è proprio per questo che non la strumentalizziamo, a differenza di quanto altri hanno fatto in passato.

 

La tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica è innanzitutto competenza dello Stato e sarebbe scorretto attribuire automaticamente a un sindaco la responsabilità di ogni furto, rapina o episodio criminale che avviene sul territorio.

 

Noi preferiamo parlare di numeri, fatti, investimenti e impegni precisi.

 

Ma proprio per questo una domanda politica è inevitabile: se gli stessi fatti di cronaca fossero accaduti quando amministravamo noi, cosa avrebbe detto l’attuale maggioranza?

 

Probabilmente avremmo sentito parlare di “emergenza sicurezza”, “degrado” e “città allo sbando”.

 

Oggi, invece, si preferisce enfatizzare un controllo con 43 automobili e 64 persone controllate che ha prodotto tre segnalazioni per possesso di stupefacenti ad uso personale.

 

È questa sproporzione che contestiamo: tra la dimensione dei proclami, le promesse fatte agli elettori e i risultati che vengono poi presentati come grandi successi.

 

Se si promette un’unità cinofila interna alla Polizia Locale, bisogna investire davvero in personale, formazione e mezzi per realizzarla. Non basta ricorrere occasionalmente a un’unità esterna e trasformare ogni intervento in un’operazione di comunicazione.

 

Sulla sicurezza servono meno propaganda e più investimenti, prevenzione, programmazione e risultati verificabili.

 

QUANTO VALE UNA PROMESSA DELL’AMMINISTRAZIONE ZOTTI?

 

E forse il problema va ormai ben oltre la sicurezza.

 

Perché questa sembra essere diventata la vera cifra dell’Amministrazione Zotti: le promesse elettorali e persino quelle trascritte nelle Linee programmatiche di mandato sembrano valere poco più della carta su cui sono state scritte.

 

  • Dovevano creare l’unità cinofila della Polizia Locale: non c’è.
  • Dovevano diminuire le tasse comunali: sono aumentate.
  • Dovevano fermare l’impianto crematorio: prima era un’opera da cancellare, poi è diventata un’opera da realizzare.
  • Dovevano realizzare un bacino idrico da 200.000 metri cubi per raccogliere e trattenere l’acqua: hanno scelto invece di riempire la ex cava FinBeton con terre e rocce da scavo, rinunciando di fatto a quella possibilità.

 

Quattro temi molto diversi, ma con un denominatore comune: una cosa viene promessa ai cittadini, un’altra viene fatta quando si governa.

 

Sono ormai troppi gli esempi perché possano essere liquidati come singoli cambi di programma o inevitabili aggiustamenti amministrativi. Qui emerge un problema più generale di credibilità politica e di rispetto degli impegni assunti con gli elettori.

 

A due anni dalle elezioni è quindi legittimo porre una domanda molto semplice: quanto vale ancora una promessa dell’Amministrazione Zotti?

 

Perché governare non significa fare proclami, trasformare qualche controllo in una campagna di comunicazione o cambiare posizione quando una promessa diventa scomoda.

 

Governare significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte. E, soprattutto, fare quello che si è promesso ai cittadini.

 

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